Pubblicato il Calendario Corse Cabernet Runners !!!!

In diretta live sul nostro sito
www.cabernetrunners.it

potete trovare la versione 01 del
CABER-CALENDARIO ENO-GASTRO-PODISTICO 2012

(e tenetelo d'occhio, ci saranno continui aggiornamenti durante la stagione)
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7 marzo 2010

11 dicembre 2009 - Cena Socialeeeee!!!!


Tutti la attendevano, tutti la sognavano, e finalmente è arrivata: venerdì 11 dicembre si è tenuta la prima cena di natale dei Cabernet Runners, presso il Parco Etnografico di Bosco di Rubano.

Tutti in splendida forma i nostri CaberEroi, nonostante fossimo ormai alla fine di una stagione che grandi cicatrici lascerà sulle anziane logore scorticate e maleodoranti membra dei nostri divoratori di chilometri.

Armatisi di tutto punto di una congrua batteria di fuoco, grazie alla pazienza del nostro mastro vinaio imbottigliatore 100Jaq e della sua cooperativa familiare di etichettatrici, appena schieratisi sui blocchi di partenza con le gambe sotto la tavola, subito ci si trova a fronteggiare il primo grande pericolo della serata, recato da una spia infiltrata di qualche gruppo podistico rivale, invidioso delle nostre performance, che camuffata da cameriera cercava probabilmente di avvelenarci: "Cosa vi porto da bere?" "Del rosso, grazie" "Va bene del rabosello?" EEEEHHHHHH????? RABOSELLO A NOI???!!???? MA PER CHI CI HAI PRESI?!?!?!? fortunatamente DocL spolvera subito le sue lustrine di capo spirituale e rimedia alla imbarazzante situazione con la sua prima perla di saggezza "IL RABOSELLO PUOI DARLO AL GATTO, A NOI PORTA DEL VINO VERO, GRAZIE".

Messi subito i puntini sulle "i", la serata è potuta procedere secondo i binari programmati:

- lotteria a go-go (e qui si ringraziano tutti gli sponsor, in particolare Aqquatix, prodotti per nuoto e sport acquatici, main sponsor della serata e presente all'evento con il suo direttore commerciale NicTyson);

- consegna degli attestati di Cabernet Runner Historicus a tutti i soci 2009, anno della fondazione;

- prova del fuoco per LaGazzella, Segretaria amministrativa nell'ingrato compito di dover effettuare i tesseramenti, raccogliere le quote sociali, contabilizzare gli incassi, dividere il conto tra i vari partecipanti e fare le acrobazie con le monetine dei resti, il tutto in uno stato a dire il vero abbastanza distante dalla perfetta sobrietà;

- standing ovation per gli ospiti della serata, Alberto, del G.P. Turristi dirigente provinciale Fiasp Padova e Laura la sua dolce metà;

- e una hola sfrenata a tutti i neo CabernetRunners che si sono uniti alla nostra nobile causa proprio in occasione di questa cena (Andrea, Luigi, Giacomo, Sabrina, Sara, Elisa).

Ma due sono stati gli eventi clou che hanno contraddistinto la serata: il primo, ha visto un presidente con gli occhi gonfi dalla commozione attribuire i titoli di Best Cabernet Runners 2009; e qui in segno di rispetto vi chiedo di alzarvi e leggere in piedi, con la mano ben ferma sul cuore, i nomi dei premiati: categoria femminile LaGazzella (Best Cabernet Runner 2009 distanza Mezza Maratona e Best Cabernet Runner2009 distanza Maratona); categoria maschile DeeDeeBaldwin (Best Cabernet Runner 2009 distanza Mezza Maratona) e 100Jaq (Best Cabernet Runners 2009 distanza Maratona e Best Cabernet Runner 2009 distanza CentoChilometri).

Vi rimandiamo al link http://www.facebook.com/album.php?aid=2029542&id=1432123819&l=c69f801851 per la gallery completa della serata. Per il resto che dire: 100 di queste serate!!!

2 febbraio 2010

29/11/2009 - Fuochi d’artificio nella Florence Cabernet Marathon




Meglio delle Formula Uno!!!!

Nella Maratona che ha visto la più alta partecipazione stagionale dei Cabernet Runners, sorpassi ed emozioni a non finire come da anni non si vedono nemmeno nei sui migliori circuiti mondiali.

Cielo grigio, temperatura fredda, nuvole in rapido movimento sopra il cielo di Firenze, la giornata non sembrava di certo la migliore per scaldare gli animi del pubblico assiepato lungo il percorso assetato di quelle emozioni che solo le maschere di sforzo e sofferenza del podismo-masochismo sanno dare. Sì. È vero, c’erano un po’ di kenioti che giravano e qualcuno si sarebbe anche andato a prendere il premio del primo classificato, ma i gladiatori della resistenza ad oltranza stanno nella pancia del gruppo. Ed è lì che i cinque CaberEroi (BeepBeepBeordus, DeeDeeBaldwin, FranciskoAnatoljiBorelji, Doctorlukash e 100Jaq) hanno deciso di recitare il loro show, in quel ventre mai molle della fiumana umana dei 10.000 che per quarantadue chilometri non hanno fatto altro che pestare e sgomitare (n.d.a.: certo che per una maratona di 10.000 persone si potrebbero scegliere anche delle strade un po’ più larghe invece di mandare la gente a schiantarsi contro cassonetti di traverso e scooter abbandonati in mezzo ad un percorso di gara che viene fatto transitare per dei vicoli del centro storico. fine della polemica).

Nella foto: il perfido Anatolj Borelji
applica sostanze venefiche per
stordire gli avversari in scia
Allo start tutti partono di gran sprint (al 5° chilometro si transita ancora con un solo minuto di distacco tra il primo e l’ultimo Cabernet), ma già nello sguardo del Borelji si intravede la sadica strategia del “parto piano che poi arrivo da dietro”.... Il freddo sofferto nell’attesa in gabbia si faceva infatti subito sentire sul ventre brontolante ma mai molle dei CaberEroi, che conducevano una corsa a rotta di collo sui primi 5 km della discesa da piazzale Michelangelo, al fine di arrivare al primo agoganto traguardo della giornata..... il ristoro??? Noooo, il SEBACH!!!

Ma da lì in poi la corsa comincia a delinearsi: il 100jaq si invola, determinato a difendere il titolo di best cabernet 2009 che già sentiva suo, supera palloncini su palloncini, divertendosi tra l’altro a bucarli con un ago nascosto nelle mutande modificate, appositamente progettate per l’occasione; BeepBeep e Baldwin non si avvedono che la discesa è finita e continuano come se la corsa fosse un down hill senza fine, arrivando infatti perfettamente appaiati al check del 10°km; Il Borelji nicchia ancora tranquillo, mentre tutto fuorché tranquillo è il Doctor, che tra spasmodici saliscendi dai marciapiedi per cercare di superare quelli che dopo 8 km già scoppiavano e zombeggiavano sul percorso (largo il percorso, comodo per passarci in 10.000) riesce a schiantarsi contro il bauletto di uno scooter parcheggiato di traverso.


La corsa sembra procedere secondo i più routinari binari, quando scatta il primo colpo di scena: il super-mega cardio computer satellire atomico da polso dello StoppaRo, quello che fa toast, pizzette, canederli al gulash e poi ti controlla l’alito e ti fa fare il ruttino, si inchioda brutalmente facendo scendere nel buio più totale il nostro enotecnopodista, il quale, per la prima volta da anni per capire a che punto della corsa si trova deve ridursi, come i plebei, a guardare i cartelli segnachilometri lungo il percorso e il tutto senza nemmeno uno straccio di riferimento temporale, a parte contare i tocchi delle campane. Al danno si aggiunge poi lo sfottò quando, al passaggio alla mezza maratona, un totalmente spaesato Doc chiede al vicino “Scusa che ore sono” e questo “Eh, non lo so, questo è un cronometro, mica una meridiana, se vuoi posso dirti che io sono partito da un’ora cinquantanove e ventidue, ma scusa, tu che hai quella sbrega di Gar****in al polso, non ti segna anche il tempo?”

E mentre il 100Jaq ed il DeeDeeBaldwin continuano nella loro corsa inarrestabile ed il doctorlukash cerca di recuperare un minimo di dignità residua dai tombini lungo l’Arno, il secondo coup de teatre abbaglia il palcoscenico del lungarno.
Bisogna però qui fare un passo indietro, alla sera precedente: il perfido Anatolji Borelji, era stato testimone a settembre della finta inscenata dal BeepBeep nel corso della Maratona di Berlino, quando a causa degli strascichi di un sordido intrigo di scommesse truccate e di speculazioni sulla cessione dei cartellini tra alcuni gruppi podistici padovani (il tutto passato alle cronache come Beordopoli) e ben sapeva quindi che i tempi segnati dal podro de legnaro sotto la Porta di Brandeburgo non rispecchiavano affatto il suo vero potenziale; a ciò andava poi ad aggiungersi che il podista dei due mondi aveva condotto questi due mesi di preparazione il claustrale solitudine, per non fare trapelare il suo reale stato di forma. Cosa mai poteva essere a questo punto più indicato per azzoppare il puledro della bassa, se non un bel Normende 28’’ a tubo catodico cassa in legno modello primi anni ottanta (di quelli che si compravano per vedere i mondiali dell’82 a colori) scagliato direttamente sul ginocchio? Ma questo piano necessitava di un collaboratore. 100Jaq aveva persino portato il BeepBeep a dormire in un convento, pur di estorcergli una confessione sul suo vero stato di forma, ma a nulla era servito; ecco allora il complice ideale ed il piano perfetto: il televisore è stato appositamente collocato tra due cassonetti; approfittando delle tenebre, 100Jaq ha condotto il BeepBeep proprio sulla strada del tranello, lui lo ha saltato all’ultimo minuto facendo finta di attraversare la strada di corsa e ha lasciato che il podro frantumasse le sue povere cartilagine rotulee andando a cocciare fragorosamente contro quel trabocchetto sotto forma di tvcolor abbandonato.

Perché via abbiamo raccontato tutto ciò? Perchè all’inizio della seconda metà di corsa il trauma comincia a farsi vivo e doloroso sul passo del BeepBeep, e dal 25° km comincia una girandola di posizioni. Doctorlukash vede in distanza una maglia arancio-cabernet e subito si rinvigorisce, acciuffa il Beo e se lo lascia un po’ a fatica indietro. Il Beep Beep viene poi agganciato dal Borelji e questa volta riesce a restargli a tiro, finche i due riprendono lo Stopparus. Qui il Borellik tenta lo strappo per cavarsi di torno ‘sti due cadaveri, ma il Doctor tiene l’allungo, mentre il Beordus, sfiancato dalla rincorsa perde terreno e cerca inutilmente di arrestare la corsa dei due davanti lanciandogli contro il telecomando normende raccolto vicino al cassonetto, che aveva conservato come talismano portafortuna. Ma poco prima del 30° doctorlukash comincia a sentire gli effetti dell’antrace passatagli con l’inganno del perfido Borelik (“sei stanco? Ah, allora prendi questa stagnola e lecca la polverina bianca, è glucosio purissimo, lo usa anche 100Jaq, vedrai come ti riprendi subito).


E mentre 100 Jaq continua a viaggiare come un treno e si cimenta in un retrorunning sbeffeggiatorio nei confronti dei pacemakers delle quattro ore “dai provate a prendermi, sto anche correndo all’indietro, cos’è vado più forte di voi, ah, l’avevo sempre detto io, quattro sono troppe e non mi riferisco al fatto che ho quattro donne in casa, quella è solo una coincidenza, intendo le ore, lallalalla lallalalla lallalalla” le posizioni sembrerebbero cristallizzarsi, ma la suerte gioca l’ultima carta per gettare scompiglio. Quasi come se la fosse chiamata contro, il DeeDeeBaldwin che si stava godendo la pace degli ultimi chilometri di passerella in riva all’Arno riceve una telefonata dalla moglie, notoriamente conosciuta a tutti come la sua prima supporter e scatenata fan delle sue imprese podistiche: e la lunga negoziazione per convincere la gentile sposa che non era possibile essere in centro a padova per le tre e mezza del pomeriggio, puntuali all’apertura dei negozi per la prima domenica di shopping natalizio strema le forze del nostro podistaristoratore, al punto che arriva ad impiegare più di 25 minuti per gli ultimi 3 chilometri, tagliando il traguardo senza voce, con un’artrosi alla spalla destra con cui reggeva il cellulare correndo e con lo sguardo perso a pensare alle minacce ricevute nel caso non fosse stato a casa già lavato cambiato sbarbato profumato mangiato e riposato entro le 5 del pomeriggio. Il perfido Borelji, che come capacità di captare i momenti di defaillance altrui è un mago, fiuta a due chilometri di distanza la possibilità di giocarsi la caber-piazza d’onore e si lancia in un folle inseguimento, che però non riesce a concretizzarsi; però però, terza maratona in poco più di due mesi e per la terza volta limato il personal best di 10 minuti.... chapeau!!!
E il Doc? E il Beep Beep? Doctorlukash senza il tecnogadget è perso come un ago in un ponaro, continua a telefonare alla sua dolce TumbleWeed chiedendo “che ore sono? Dove sono? quanto manca? andiamo a casa?” fino a quando scorge all’orizzonte una tribuna e su quella tribuna la sua amata che sfoggia una luccicante maglia arancio-cabernet e allora rinsavisce e realizza che il traguardo è raggiunto. BeepBeep ormai ha un ginocchio così normendizzato che se guarda in basso vede già “Aspettando quelli che il calcio” ed effettivamente in quella prospettiva verticale le tette della Ventura fanno il loro bell’effetto: e il traguardo lo si taglia comunque con un sorriso beato!!!





Nella foto: ristoro del 35° km del Doctorlukash

9 novembre 2009

25/10/2009 - Venezia urla CABERNET RUNNERS!!!

E non poteva che finire così, nel trionfo in mondovisione dello speaker che accoglie all'arrivo in Riva degli Schiavoni Francisko Borelji, con il solito braccino ben disteso a dare aria alla maglietta martoriata da ore di sudorazione esasperata.


Riportiamo per i non udenti lo stralcio della profonda intervista rilasciata dal perfido Anatolji allo speaker:
Speaker "Cabernet Runners!!! Cabernet Runners!!! Super Cabernet!!! Oh Borella, sei qui con la tua famiglia?" (ma che cazz..... di domanda idiota)
Borelji "YEEEAAAHH" (con un urlo tipo Yeti)
Speaker "Ma perché Cabernet?" (ma chi è Marzullo 'sto speaker?!?)
Borelji "Ci piace il rossooooo"
Speaker "Eeehh evviva"
Borelji "E anche le rosseeee"
Speaker "Eeehh, ma quello è un altro discorso"

Un altro discorso? Un altro discorso? Un altro discorso? Per lui forse. Non per il Borelji, cui ormai non restano altro che gli apprezzamenti in diretta mondiale per cercare di calmare le ire di una MPM costretta a peregrinare mezza europa per raccogliere le stanche membra (beh, diciamo ossa) del suo Marathon Man.

Ma la giornata non era iniziata così.
I nostri Cabs sono partiti traghettati da una perplessa GioMi ("ma dimmi te, anche di domenica alzarsi alle cinque e mezza per fargli da tassinara a 'sti tre in mutande e canottiera che puzzano da vasellina, ma la gente normale non si riposa la domenica, anche Dio il settimo giorno ha messo la sveglia un'oretta + avanti, ma non potevano andare a correre sugli argini come sempre, mah") e subito le cose non si erano messe tanto bene, per via di una disputa verbale tra il DoctorLukash e il Borelji. Alta filosofia? Strategie di gara? Noooo, si trattava di una questione più banale, ma non per il Doc, che ripeteva: “se ti dico di portare una borsa frezeer, perchè mi consegni 'sti sacchettini di plastica?” In realtà il Borelji non aveva mai visto le sacche termiche con cui si trasportano i cibi freddi; abituato a essere servito e riverito nel focolare domestico conosce solo il finale della catena del freddo: i sacchettini da frezeer, che mammina e mogliettina confezionano pieni di verdurine e ragù per sostenerlo durante la settimana frenetica, tipica del super manager bancario. “Ti assicuro che non so cosa siano!”. "E come le teniamo in fresca le birre da infilare abusivamente dentro la sacca del trasporto bagagli insieme a salame asiago pan biscotto e sfregolotta, allora?"

GioMia sorride e un po' invidia i sacchettini pronti che mamma Borelji prepara per il figliolo, considera che in effetti 'sta gente non è del tutto a posto e che se accelera un altro po' magari la discussione la finiscono lungo il Brenta e non le sporcano di sangue i sedili della macchina...
100Jaq che dal canto suo non ha mai corso a Venezia, se non quando è in ritardo e rischia di perdere il treno, continua a contare sulle dita quanti ristori ci sono da Stra a Venezia e quante banane deve mettersi nel sacchetto della spesa da portare legato in cintura per poter arrivare alla fine.

Ma si arriva alla partenza, e inizia il grande rito propiziatorio dello spogliatoio: snack energetico, zuccheri, gel di carboidrati, the caldo, coca cola senza rum stavolta, grana, bresaola, una spaccatina di pane integrale, fetta di strudel, imodium (c'è poco da ridere, provate voi a mettervi nello stomaco tutta 'sta roba alle sette delle mattina) spilli, pettorale, massaggio con cremina calda per scaldare i muscoli, gel rinfrescante camomilla e mentolo perché si erano riscaldati troppo, vasellina sui capezzoli,vasellina sotto le ascelle, vasellina sugli inguini, ehi Borelji, ocio con che'l déo co ea vaselina, tiente e man a casa tua... e via a preparare le sacche, triplo nodo che sennò quelli dell'organizzazione ci fregano il portafoglio, le macchine fotografiche e soprattutto le birre e il salame. E tutti in bagno: quest’anno niente muro di Villa Pisani, che l'anno scorso momenti ci beccavamo la foto segnaletica sul giornale: si va dritti sulla riva del Brenta e con l'altra mano si saluta la telecamera della Rai!!!

E poi si parte e si sfoderano subito le strategie di gara: il borelji parte piano, confidando di arrivare da dietro col suo solito ghigno satanico e maschera la strategia con un "andate andate che io non ho il vostro passo"; doctorlukash invece tenta di sfiancare fin da subito il puledro 100Jaq mandandolo al massacro con una ricorsa suicida "dai che andiamo a prendere i palloncini più avanti" "ma non è che scoppiamo?" "ma no, che quando li abbiamo presi poi stiamo in scia e ci riposiamo", per poi abbandonarlo al suo destino con un ripiegamento strategico "Jaq, vagli pure tu dietro ai palloncini che io sono scoppiato" "ma siamo al 16°..." "no no , guarda io sono scoppiato davvero, mi sa che mi fermo a farmi un prosecchino, conosco un'osteria qui ad oriago, tutta brava gente sai, un posto adatto ad un maratoneta, ma tu va, va pure".

Ma piazza SanMarco è ancora un lontano miraggio e allora Jaq, per mantenere vive le sue visioni sfodera il suo perfetto kit da tossico del podismo: pacchettini di stagnole con dentro polverine farinose (lui dice glucosio puro... mah) e fagottini con cubetti di sostanze alimentari pressate (lui dice grana... mah) e come d'incanto le immagini (probabilmente effetti allucinatori alla improbabile digestione del mix grana-con-glucosio) delle ciminiere di marghera si trasformano nei verdi alberelli del Parco San Giuliano, bello, verde, arioso… per i primi venti metri!!! Poi si trasforma in un golgota fatto di cavalcavia alti come i pirenei, prati sterminati secchi come la steppa cosacca, e salite, discese, prati, sole a candela (ma non eravamo in autunno?), curve, altri prati e i cancelli dell’uscita che sembrano avvicinarsi e poi dietro lo scollinamento un’altra bella curva e quelli che prima sembravano bambini festanti che sorridendo ti davano il cinque, diventano satrapi deformi che con sguardo sinistro godono a vederti soffrire. Parco San Giuliano
Nooo, Cimitero San Giuliano, il parco dei morti correnti. E poi l’immancabile, quello che ha esperienza, quello che l’ha già fatta tante volte, che ti vede con la faccia sofferente e ti dice “eeehhh, il Parco San Giuliano è tremendo, sai, è qui che si scoppia sempre”. Ma vaffan…lo iettatore di mer…a, che già sono intrigato a correre di mio adesso mi tocca pure correre con una mano sui maroni. Ma i nostri CaberEroi, memori del martirio subito lo scorso anno dal podista dei due mondi al passaggio tra le assolate zolle, fraccano pesantemente il berrettino in testa, prendono un bel gelatino al chioso interno e via testa bassa superano anche questo scoglio.
E passato l’inferno del SanGiuliano arriva il purgatorio del Ponte della Libertà (preceduto giusto dai quei due cavalcavia che se avevi ancora un moncherino di gambe rimasto provvediamo a segartelo subito) dove i nostri CabernetEroi, ormai tutti perfidi come il perfido Anatloji Borelji godono a vedere la fronda degli scoppiati del 33°km che caracolla e procede adagiandosi alla balaustra sulla laguna. E mentre lo Stopparus ed il Borelj riuscivano loro malgrado a trattenere l’istinto “adesso questo zombie lo spingo giù in laguna”, grandissime soddisfazioni si prendeva invece 100Jaq, a minare il campo di gara con le bucce delle sue 8-9 banane (tenute da parte appositamente per lo sprint finale degli ultimi 10km) che smollava con dissimulazione davanti ai piedi di quelli messi peggio. Ma dico io, quale migliore esempio di sportività da dare alle giovani leve, intendo il fatto di mangiare frutta invece che pasticche, altro che quegli sport malati, di falsi sportivi, come il calcio!!!

Tutto sembrava procedere per il meglio, con 100Jaq lanciato a folle velocità verso le cupole di SanMarco, il doctorlukash che tentava di rianimare in ultima istanza una stremata DidiLenny della Premiata Arcieria Frecce Gialle Smart Runners e un Borelji che gongolava a vedere di quanto stava limando il suo personale (“altro che quelle ca…o di maratone da crucchi, coi loro kaiserwurzen ai ristori e da bere solo kaiserwasser, che vadano affankaiser anche loro, guarda qua una bella e sana maratona veneta, bella nostrana che soddisfazioni che ti tira fuori”) che l’ultimo trabocchetto (ed eravamo già con 40 chilometri nelle gambe) si presenta sotto forma di spaghetti allo scoglio e di chili e chili di frittura di pesce che uscivano dai ristoranti delle Zattere (lato sinistro del percorso di gara) e, trasportati da camerieri slalomisti addestrati per l’occasione, tagliavano la strada ai corridori e arrivavano ai tavolini sul canale della Giudecca (lato destro del percorso di gara); e quei bastardi maledetti di turisti vedendoti sbavare ti dicevano: “bravi bravi buon appetito, buon appetito”. Qui, e lo diciamo a beneficio dei ristoratori della zona, in ordine rigoroso di passaggio, 100Jaq ha provveduto ad sminuzzare un po’ di bucce delle sue banane usate e sudate in due banchi frigo contenenti macedonia fresca in bella vista vicino ai tavolini; doctorlukash, vedendosi passare davanti un vassoio di spaghetti alle vongole ha pregato che quella notte le fuoriuscite in laguna di scarichi non controllati del petrolchimico avessero raggiunto livelli mai visti nella storia; Borelji, grazie ai suoi agganci negli ambienti finanziari dei balcani, ha abbandonato su alcuni piatti di calamari fritti la polvere di antrace (che in corsa conserva in bustine di stagnola spacciandola per glucosio puro) che normalmente utilizza per avvelenare i ristori degli avversari dopo il suo passaggio…. Eh beh, quando ci vuole ci vuole, no?

Epilogo.
I nostri arrivano agli ultimi ponti, scorgendo in distanza le CabernetGirls LucyP, MPM e LaGazzella attendere gli enopodisti, in assetto da team di rianimazione cardiopolmonare d’urgenza (visti i precedenti del DeeDeeBaldwin dell’edizione 2008).
100Jaq, taglia il traguardo in 4h1min, resta tramortito dalla considerazione che se invece delle Kayano avesse avuto le 2130 (più leggere di 30 grammi) avrebbe limato 1,3 secondi a chilometro che l’avrebbero proiettato di botto sotto le 4 ore.
Stopparus taglia il traguardo, si avvicina ristoro chiedendo “Avete birra?” “No assolutamente” “Ah, allora non voglio niente grazie”, corre al ritiro bagaglio con uno sprint mai visto nei 42 chilometri precedenti “La mia borsa, grazie” “Che sboro toso, quanto pesea ‘sta saca?” “Eh, quando non dovrò più portarmi la birra da casa la borsa peserà meno”, si beve la prima birra, si apre la seconda e vede 100Jaq là che, persosi a contare con le dita la tabellina dell’unovirgolatre, non riesce più a capire dove deve andare a ritirare la propria borsa.
Attardato poi da un blitz nel nucleo antiterrorismo a cui ha dovuto spiegare che quella che i cani fiutavano come antrace era in realtà glucosio purissimo e che alcune teorie sostenevano che l’esposizione dei pastori tedeschi allo iodio dell’adriatico (d’altronde essendo tedeschi non erano abituati) poteva causare fenomeni di diabete temporaneo, e quello era il motivo per cui abbaiavano sentendo il glucosio, arriva Borelji accolto dal boato della folla e da uno speaker inferocito, probabilmente cliente di una nota banca locale del veneto orientale….

PostEpilogo.
Cosa dire, stravaccati ai giardini di sant’elena, pasta al pesto, salame formaggio, pan biscotto, fregolotta e birre a pioggia, come chiamarlo se non l’ennesimo CABERNETRIONFO?
E la VeniceMarathon si conferma sempre e comunque LA MARATONA, anzi come piace dire a noi L’AMMARATONA!!!
Appuntamento allora al 24 ottobre 2010 per la 25^ edizione della Venice.

24 ottobre 2009

E poi ci troveremo come le star, a bere maltodestrine a Strà (Vasco perdono!!!!)



Tra 24 ore saremo sull
a macchina che
porta a Strà...
Seimila matti in maglie colorate, a fare l'ennesima colazione a base di barrette e integratori, a mettersi in coda per il bagno, a sudare, sognare, sbuffare, pregare, emozionarsi, farsi le foto...
tutto chiuso nelle borse, tutto pronto, scarpe allacciate, pantaloncini allacciati, cardio allacciato, cappellino o bandana, bustine di gel nelle mutande e pastigliette di enervit in tasca, maglietta ben distesa, pettorale spillato, un segno della croce e quattro piegamenti proprio perché "eh, prima bisogna fare un po' di stretching".
Poi, si aprono i cancelli, tutti dentro nelle gabbie, chiaccherare, ridere, salutare l'elicottero della RAI, pensare che tua moglie a casa magari ti riconosce in mezzo a seimila persone, alla fin fine quella maglietta lì ce l'hai solo tu... cominciare ad avanzare, stringersi, spingere, cardio a 105 bpm anche se sei fermo, brividi sulle braccia, l'ultima stretta di mano con gli amici, l'occhio si bagna un po', la musica aumenta, lo speaker urla.... sparo... bip dei cronometri... emozione....
Ehi Venezia, mancano ancora 42 km, ma aspettaci, stiamo arrivando!!!

In bocca al lupo a tutti!!!!

1 ottobre 2009

Il punto tecnico

di Mario Cotelli










Molto spesso i numeri, le statistiche, se ben lette, possono dire molto di una prestazione, anche più di quel che i protagonisti sanno o vogliono raccontare (e celare!).
Osserviamo ad esempio i passaggi cronometrati ai parziali della maratona dei nostri eroi, visualizzati nel primo grafico.
Come si vede sia Borelj che Tergat presentano una condotta di gara piuttosto regolare con una pendenza della curva che non aumenta molto col passare dei chilometri, segno di saggezza tattica, lungimiranza e acuta gestione delle proprie energie.
Per quanto riguarda Beep Beep invece emerge un primo disagio dopo la mezza maratona quando la pendenza della sua retta dei tempi cambia, anche se di poco, quindi un secondo, decisivo, disumano, stratosferico crollo ai 35 km, dove evidentemente ha iniziato a camminare. L'intersezione con la retta di Tergat avviene attorno al 38o km (si parla di tempi al netto del gap di partenza, Tergat è partita 7 minuti dopo gli altri 2 atleti Cabernet e quindi ha realmente superato Beordo un paio di km dopo o giù di lì).
Osserviamo ora il secondo grafico, che presenta invero alcune curiosità.
Si tratta della media "minuti al km" dei vari parziali di gara dei nostri eroi.
Il primo aspetto che balza agli occhi è la media da gambero rosso di Beep Beep dal 35 o km in poi, arrivando ad un 13 minuti al chilometro da guinness (equivale a 4.6 km/h, ricordiamo per dare dei riferimenti che l'animale terrestre più veloce è il ghepardo con 110 km/h e il più lento è la lumaca con 0.05 km/h e restando tra i mammiferi il bradipo tridattilo con 0.16 km/h fonte Wikipedia).
Ma appare molto curioso anche come l'aspetto psicologico si evidenzi nei numeri, i nostri eno-atleti, quasi ad annusare il nettare del traguardo della mezza e della maratona, accelerano poco prima di questi riferimenti, e la cosa vale anche per Beep Beep, pure infortunato, anche se solo alla mezza maratona.
Stabilire dei traguardi al quarto e ai tre quarti di maratona con altrettante dosi di buon vino potrebbe essere una seria proposta da fare agli organizzatori delle maratone cui partecipiamo, per aiutarci a migliorare i nostri tempi.








29 settembre 2009

20.09.2009 – Berlino, l’ultimo muro!

Doveva essere la maratona più veloce del mondo, ma nel confronto a distanza Gebreselasie resta sotto il suo record, mentre il Borelji migliora di più i dieci minuti il personal best.


Caldo africano ed umidità tropicale hanno accolto i nostri atleti Anatoli Borelji, LaGazzella e BeepBeepBeordus, accompagnati dallo staff tecnico EmmePiEmme e LucyP all’arrivo nella città divisa, simbolo storico delle lacerazioni di un’Europa che non vorremmo dover ancora ricordare ma che imperituro monito resterà nelle nostre memorie. E i nostri atleti, nel bene e nel male, difficilmente riusciranno a dimenticare l’avventura berlinese. E sì che per alcuni di loro le premesse erano ottime: i climi afosi e tropicali sono quantomai consoni a LaGazzella, che ricordiamo ha svolto nelle passate stagioni anche stage di allenamento nei parchi della namibia, quando ogni mattina al risveglio doveva fuggire dai leoni (“non importa che tu sia leone o gazzella…”??? eccome se importa, fa una bella differenza!!!); il BeepBeep, poi, informato dalle sue talpe delle condizioni meteo previste (sarà come correre nelle giungla) aveva impostato una preparazione un po’ atipica per un maratoneta, concentrando le sedute di rifinitura nei boschi dei Colli Euganei, anche se per la verità con fortune un po’ alterne.

Ma LaGazzella questa volta aveva deciso di farsi leone (in senso metaforico, non “il leone”) e rendendosi conto che quello che ci voleva era la strategia vincente, quale migliore chance se non attingere direttamente alla fonte del mago delle strategie, specie nella gestione alimentare in corsa? E allora, viaggio riservato tra LaGazzella ed il BeepBeep, separati dal resto del team, concedendosi tra l’altro pure una romantica giornata preliminare di acclimatamento in più (e taciamo quante malelingue hanno urlato all’inciucio); si narra che già alla partenza dalla stazione ferroviaria di Padova LaGazzella avesse vestito i panni della tenera infermiera-portantina, caricandosi tutti i bagagli e aiutando l’incidentato euganeo (ehm, intendevo il podista dei due mondi) a salire a fatica i tre scalini del treno, che gli si paventavano davanti peggio di una cima coppi. Dalle dichiarazioni prima della partenza nel corso di un’intervista telefonica già si capiva quanta premura avrebbe riservato la nuova stella dell’infermierismo podistico alla sua nuova guida spirituale: “Quando atterriamo faccio scendere prima lui dalla scaletta dell’aereo, che non succeda che mi cade addosso”

Ma tra un ritiro pettorali e vari vassoi di wurstel stinchi e costicine, “ma senza crauti sa, siamo atleti, mangiamo solo verdura cruda, quella cotta perde i minerali e le vitamine e, gentilmente, la birra me la può sgasare, non vorrei mai mi si gonfiasse lo stomaco perchè sa, abbiamo le divise da gara un attimino sfiancate in vita ma appena appena, cosa ci vuol fare, le ha scelte uno che ha una postura di corsa un po’ ambigua” (a questo punto il cameriere turco ha cominciato a pregare che il suo paese non entri mai nell’unione europea, se devono fare la fine di sta gente...) si arriva alla vigilia della fatidica ora.

Bando alle ciance, tutti sulla starting line, tre due uno, sparo dello starter, via si va, si va, si va… ma allora si va o no??? Eh sì, avete voluto la maratona oceanica, e mo’ aspettate un quarto d’ora prima di partire, che credete di essere alla marcia dea brosema? Il Beo e il Borelji, penultima gabbia, ingannano il tempo in attesa che la marea umana si metta in movimento con tre su cinque giri di morra al meglio dei nove (parziali 4-5, 5-4, 5-2, 5-0 per il Borelji, si capiva che per il Beo oggi la tenuta sulle lunghe distanze sarebbe stata difficile); LaGazzella, invece, relegata da sola in ultima gabbia quale ennesimo atto discriminatorio nei confronti delle donne da parte di quei due sciovinisti fallocrati AmiciDiPapi che stavano là davanti, si ripassava (oltre alle unghie) tutti gli insegnamenti raccolti in quei due giorni di seminario beordiano, giusto per essere sicura di fare esattamente il contrario, soprattutto della regola numero uno della scuola legnarese che recita: “Parti più forte che puoi che tanto dopo rallenti per forza, quindi tanto vale che guadagni più strada possibile all’inizio!”

La corsa abbia inizio. Il Borelji parte, e per 42 km decide di omaggiare la città teutonica con il suo celebre passo di corsa “la farfallina ondeggiante di stelo in stelo” ispirato ad una delle più famose manifestazioni ospitate dalla Berlino del nuovo millennio (la Love Parade) e, una volta messa in ciclo continuo nell’mp3 l’intera collection Best of Village People carica la molla alle sue gambine per prodursi in quei quarantaduemilacentonovanacinque passi da sogno che lo porteranno ad alzare le braccia al cielo sotto la porta di Brandeburgo.

Per il Beordus la strada è tutta in salita, nonostante dopo i bombardamenti del 1945 a Berlino di salite non ce ne siano poi tante… parte un po’ contratto, riflettendo se la ramazzata presa a morra nel pre-gara sia stata sufficiente ad esaurire il plafond di sfiga della giornata o se ci siano ancora margini di peggioramento. Pensaci un po’ al ristoro del 5° km, pensaci un altro po’ al 10° e ripensaci ancora al 15°, va a finire che uno se le chiama da solo, e fresco e riposato come una rosa chi ti bussa alla porta del Beordino???? E’ chiaro, il dolorino!!!, che stavolta però, complice il reale infortunio occorsogli nel tentativo di simulare un infortunio tattico nella settimana precedente alla maratona, parte dalla sinistrata caviglia per poi arrampicarsi lungo gli arti inferiori prima e superiori poi, fino a tramutarsi in dolori intercostali, congiuntivite, blocco cervicale, palpabilità epatica, principio di prostata e gomito del tennista. Nulla da dire, non una maratona ma una via crucis, in cui i flagellatori non si susseguivano tra loro ma andavano a cumularsi l’uno sull’altro, con un’escalation così fulminea di magagne che avrebbe mandato in crisi anche il Dottor House

Pensate cosa devono aver pensato gli addetti della croce rossa teutonica che cercavano in tutti i modo di fermarlo, non capendo nulla dello spirito del podismo masochismo che fu la prima fiamma di ispirazione del movimento dei Cabernet Runners.

E LaGazzella? Risolto il problema che comunque non importa che tu sia leone o gazzella tanto non c’è verso che tu riesca a dormire cinque minuti di più alla mattina, nemmeno se è sabato, e la domenica mattina già lo sappiamo che è persa per andare ad inseguire nutrie alle corse FIASP, parte alla rincorsa dei due CaberMen. Inutili i tentativi di chiedere informazioni ai maratoneti che superava lungo la via: “Scusate, ma per caso gentilmente non è che avete visto due, uno pelato e uno che corre in modo ambiguo, con una maglia come questa?” Vi lascio immaginare le risposte: “Ah, Kabernet, italiano fino molto guten Prosit Prosit (e qui di solito ci stava pure un ruttazzo al doppio malto) Italia bella, io amare italia, tu bela nocca (i tedeschi non sanno pronunciare la gn) bionda corre con noi yaa italia spaketti bella ferma dofe corre tu?!?!”

A questo punto LaGazella si rende conto che due erano le alternative: o rifugiarsi dentro l’ambasciata o accelerare. E accelera accelera accelera, chi ti trovo davanti? La sagoma ormai storpia e claudicante del Beordo di Notre Dame. In quel momento LaGazzella capisce che leone magari no, però un po’ iena alla fin fine lo è pure lei: “Ah sei qui? Ma scusa, perché cammini, guarda che i musei li andiamo a vedere domani, oggi c’è la maratona, ti sei confuso? Aahh, hai male…. Beh ce n’è tanta di gente che soffre a questo mondo e mica tutti fanno così tante storie, pensa a Pistorius, lui è messo peggio di te, però ha più dignità quando corre e non fa tante smorfie di dolore e almeno tu le gambe ce le hai. Ma ascolta, il Borellik è avanti immagino… ok ciao vado con lui che corre, poi tanto lo sai l’indirizzo dell’albergo, e stai attento ai tombini che non ti fai male ancora”.

Epilogo della corsa. Anatoli Borelji straccia il suo record personale (vabbè sarebbero solo 10 minuti di miglioramento, ma diamo enfasi alla cosa) ma festeggia passando sotto la porta di Brandeburgo a braccia alzate, ascelle depilate e sorriso smagliante, un po’ come Diana Ross quando in abito lungo scendeva la scalinata del palco di Broadway, lanciando baci a tutti i supporter che lo hanno letteralmente spinto da dietro per tutta la corsa.

LaGazzella, causa anche uno schianto clamoroso conto il muro del 35°km (e notoriamente a berlino con i muri non si scherza), arriva un po’ indietro rispetto alle sue tabelle di marcia, ma gongolando tra sé e sé, che stavolta anche lei ha qualcun altro da stare ad aspettare dopo essere arrivata (eh, se una è iena è iena).

E il Beo?: beh, buttato il cronometro nel fiume, diciamo che di sicuro è arrivato primo nella categoria dei politraumatizzati e una menzione d’onore nel panorama della scuola dello stoicismo non gliela toglie nessuno.

Complimenti comunque a tutti i partecipanti e allo staff tecnico di supporto; la sfida ora si riaggiornerà alla maratona di Firenze, per cui stanno affilando gli artigli anche DeeDeeBaldwin, DoctorLukash, 100Jaq e, forse forse, un Viagem che, raggiunto telefonicamente, non ha negato la possibilità di partecipare in extremis…. E in riva all’Arno andrà in scena un altro capitolo di questa epica saga!!!

Nunc est Bibendum

18 settembre 2009

Clamoroso: Beordopoli!!!

Alla vigilia dell'appuntamento berlinese veleni sulla figura del Potro de Leñaro

Forse il più grande raggiro della storia del podismo dilettantistico (e dilettantistico fino a un certo punto..) sta apparendo dinanzi ai nostri occhi. O almeno, stando al dossier svelato da Il giornale, parrebbe proprio così.
Molte prove, alcune delle quali schiaccianti, farebbero pensare che il nostro eroe, il rappresentante sommo dello spirito Cabernet, colui che tutto muove sotto la spinta dei suoi piedi e del suo propellente eolico, stia compiendo un enorme inganno, nella migliore delle ipotesi ai suoi compagni di avventura alla maratona di Berlino, ma taluni temono addirittura nei confronti dell'intera associazione dei Cabernet Runners.
Ma esaminiamo i fatti capitati in questi ultimi giorni con ordine.
Beep beep è un personaggio mitico, costruito su dei postulati assoluti che ne facevano la sua debolezza e contemporaneamente la sua forza: chi non conosce i suoi famigerati "dolorini", piccole difficoltà muscolari che diventano vere piaghe col passare del tempo sino a impedire la realizzazione di ogni aspettativa sportiva riposta nell'atleta dei due mondi.
E chi non si ricorda delle sue problematiche gastrointestinali, quasi un cronometro naturale che scandisce i minuti, per non dire i secondi, prima della partenza di ogni evento podistico di una certa rilevanza cui lui partecipa.
Beep Beep, ha corso su tutto questo, adattando i propri allenamenti e la propria dieta a queste difficoltà, scartando il vino bianco, tutti i pesci esclusa la sogliola, i dolci, il caffè, i sughi col nome in lettere di numero dispari, le bibite con contenuto in gas superiore al 3% e così via.
Queste attenzioni non hanno permesso di ottenere risultati sportivi tecnicamente molto rilevanti, ma ci hanno donato un personaggio amorevole, cui affezionarci.
I compagni di corsa non sentivano la sfida con Beep Beep, perché queste continue incertezze lo ponevano sempre su di un'altra categoria: l'associazione tutta voleva che l'atleta legnarese abbattesse il muro delle 4 ore sulla maratona, perché il significato umano di questa affermazione sarebbe stato eclatante e importante per tutti.
E così le prime segnalazioni del sabato pomeriggio, ad opera del suo fido compagno di corsa collinare Viagem Malone, che davano un "Potro" acciaccato alla caviglia per un infido passaggio simile alla "Carcentina" della pista Stelvio di Bormio, quasi confortavano il gruppo, per la normalità della notizia. Era lui, sempre lui, El Potro, che poi avrebbe in ogni caso esorcizzato a modo suo la maratona berlinese.
Non era così.
Su segnalazione della cimice catalana "Tintoretto", appellativo artistico che cela una delle talpe che hanno svelato "l'operacion Puerto" in Spagna, si è saputo con certezza che lunedì all'alba l'atleta legnarese saltellava in cucina di casa sua con la caviglia incriminata con fare gagliardo e ghigno di sfida.
Non solo.
La sera prima alcuni letterati mantovani lo hanno individuato in una pizzeria semideserta in zona stazione, intento a mangiarsi una pizza con uova, gamberetti, e calamari fritti nell'olio del locomotore del Verona-Mantova. Pare che la digestione sia stata istantanea.
Due dunque le ipotesi sul campo.
La prima, più veniale, che Beep Beep stia fingendo da mesi, forse anni, malesseri e dolori, per poi piazzare, a freddo, un colpo da ko ai suoi compagni-avversari di corsa. Si suppone che, mangiando senza difficoltà una pizza del genere, il suo stomaco in realtà possa permettersi di ottenere energia anche dalla gomma della suola delle scarpe e comunque in modo istantaneo. Una perizia richiesta dalla nostra testata, recita di un tempo ben al di sotto delle tre ore sulla maratona, stante la potenzialità di stomaco dell'atleta in esame, come si può evincere dal grafico in figura.
La seconda ipotesi, più fraudolenta, parla di una truffa perpretata ai danni dei Cabernet Runners per svalutare il proprio cartellino e vendersi alla squadra del CUS-CUS Padova ad un prezzo irrisorio. L'ex team dell'atleta legnarese infatti non ha mai nascosto i suoi propositi di riprendere in seno Beep Beep, cosciente delle potenzialità reali del corridore. Sembra che proprio sabato scorso ci sia stato un pranzo ai massimi livelli tra Beordus, il cda del CUS-CUS, Luciano Moggi, Flavio Briatore e il medico Agricola. Lo zio di Beep Beep, atleta del CUS-CUS ma prima ancora persona di totale integrità morale, pare abbia rivelato che l'incontro sia stato progettato per definire gli ultimi dettagli della manovra tesa a svilire il valore commerciale di Beep Beep.
E' chiaro che se i cronometri di Berlino dovessero sentenziare un tempo superiore alle 4 ore e mezza, il passaggio entro fine anno del Potro alla squadra amaranto potrebbe definirsi cosa fatta.
Pare però che Daniela Tergat, responsabile delle attività economiche dei Cabs e anch'essa partecipante alla maratona di Berlino, abbia sguinzagliato lungo il percorso una serie di informatori dotati di macchine fotografiche e videocamere per verificare la condotta di gara di Beep Beep. In caso di irregolarità si prevede l'apertura di un contenzioso tra società e corridore che in confronto quello tra Renault, FIA e Nelsinho Piquet apparirà come una puntata di Forum.